martedì 9 marzo 2021

Castello e Parco di San Martino.Priverno

 


Nella Provincia di Latina, tra il Comune di Priverno e l'Abbazia di Fossanova si trovano il  Castello e il Bosco di San Martino. Il Castello  fa parte della Rete delle Dimore Storiche del Lazio www.retedimorestorichelazio.it ,il suo nome deriva da un'antica cappella votiva dedicata a San Martino presente anticamente nella località.

Il Castello fu costruito come villa fortificata ad opera del cardinale Bartolomeo Gallio ,nella metà del XVI secolo,quando il religioso fu nominato governatore delle province di Campagna e Marittima. Alla fine del XIX sec. tutta la tenuta fu acquistata dai principi Borghese e nel XX sec. venduta alla famiglia Di Stefano.Attualmente il Castello è di proprietà del Comune di Priverno che l'ha ristrutturato e ne utilizza la parte superiore per convegni.

Si entra nel Parco dal versante occidentale prendendo una deviazione della Via Marittima,a poca distanza da Fossanova.

 La vasta radura d'ingresso esalta la bellezza del Castello posto sulla sommità di un declivio  circondato da alcuni esemplari alti e maestosi di querce.

La struttura presenta una forma quadrata con torri angolari e un vasto cortile interno,l'edificio si sviluppa su due piani. Molto bello l'ingresso: un portale circondato da pietre in  bugnato e sormontato dallo stemma della famiglia Borghese.

Il Parco di San Martino presenta un bosco con alberi originari come querce quali sughere e lecci e querce caducifoglie come cerri,roverelle e farnetti. Alcuni alberi furono piantati successivamente come platani,tigli e cedri.

Nel Parco sono presenti alcuni alberi monumentali censiti nell'elenco regionale. Uno di questi è visibile dalla radura antistante la Villa, infatti proprio all'inizio del bosco si può vedere una sughera monumentale di più di 200 anni. Una ricca avifauna caratterizza questo bosco ed infatti percorrendo il sentiero naturalistico interno al parco un vero "concerto" di canti di tanti tipi di uccelli accompagna i visitatori nel percorso ed è una vera gioia per l'udito.


Un senso di bellezza e di pace caratterizza tutto l'insieme tra la Villa e il Bosco e ben si capisce la motivazione con la quale la Regione Lazio nel 2018 ha istituito la Rete delle Dimore Storiche del Lazio con l'intento di " valorizzare il patrimonio culturale del Lazio e considerare la bellezza come base per lo sviluppo del territorio,dell'economia e del turismo".

 

lunedì 22 febbraio 2021

Recensione del libro "La terra salvata dagli Alberi"

"Ricominciare a rispettare e amare gli alberi,magari anche più di prima,in questi tempi di disarmo,rappresenterebbe un messaggio importante,manderebbe al mondo un segnale trasversale di speranza. Il primo passo verso un pianeta più verde e sostenibile."

Con questa affermazione voglio iniziare a parlare del libro "La terra salvata dagli Alberi" di F.Ferrini e L.Del Vecchio (ed.elliot) e già il titolo enuncia la tesi complessiva del libro.

Il libro inizia facendo una sintesi della presenza degli alberi nella storia e nell'arte dell'umanità. 

Nei capitoli centrali viene sviluppata la tesi degli autori che individuano proprio negli ALBERI la modalità più efficace,economica (ed anche bella)


per contrastare il riscaldamento globale del pianeta Terra e tutte le problematiche conseguenti, a partire dai cambiamenti climatici,alla perdita di biodiversità,all'invivibilità di ampie zone del pianeta,alla drammatica scarsità di acqua e alle migrazioni climatiche.

Il libro è anche ricco di indicazioni utili sulla messa a dimora degli alberi,sulle loro specificità e sui criteri per la creazioni delle aree verdi urbane,sull'importanza degli Alberi nei contesti urbani ed anche in quelli più antropizzati.

La tecnicità ricca di informazioni, non scalfisce minimamente il messaggio di amore e bellezza per gli Alberi che il testo trasmette.

Chiunque abbia apprezzato la bellezza e la piacevolezza del camminare tra gli alberi incontra una particolare sintonia con le affermazioni,le tesi e le immagini suscitate da questo interessantissimo libro.

L'invito a mettere a dimora gli alberi dettagliato e spiegato con ricchezza di informazioni presenta anche la citazione di uno degli Enti Economici più importanti del nostro mondo: il World Economic Forum (WEF) che nel 2020 a Davos ha confermato che "un'azione veramente semplice che i leader municipali possono intraprendere per ridurre sia il caldo estremo che l'inquinamento atmosferico è quella di piantare più alberi".

  

lunedì 11 gennaio 2021

Lago dei Monaci.Parco del Circeo

sentiero laterale al Lago dei Monaci

 

Il Lago dei Monaci fa parte del gruppo dei quattro laghi costieri che caratterizzano il tratto di costa tirrenica tra i comuni di Latina e Sabaudia. Questi quattro laghi fanno parte del territorio del Parco Nazionale del Circeo. I laghi da nord a sud sono: Lago di Fogliano,Lago dei Monaci,Lago di Caprolace , Lago di Paola, quest'ultimo conosciuto anche come Lago di Sabaudia.

Questi laghi sono simili per la loro origine marina: separati nel tempo dal mare dall'accumulo di sabbie che hanno costituito cordoni dunali, sono simili perché tutti sono collegati al mare da dei canali e sono tutti frequentati dall'avifauna stanziale e migratrice. Tutti insieme fanno parte delle Zone Umide protette dalla Convenzione internazionale di Ramsar, che protegge nel mondo le Zone Umide e paludose.

Il lago dei Monaci è il secondo dopo quello di Fogliano ed è il più piccolo dei quattro laghi. Il suo nome deriva dagli antichi proprietari del lago : i Monaci della Badia di Grottaferrata.

C'è un interessante percorso che si può fare percorrendo delle strade che permettono di fare l'intero giro del lago e che partono dal ponte sul Canale Rio Martino.

Questo antico Canale, nel quale al tempo della bonifica integrale furono convogliate le Acque del Canale delle Acque Medie, separa il lago di Fogliano dal lago dei Monaci . La strada che porta al mare fiancheggiando il canale, permette anche di passare sull'altra sponda del canale. Questa strada proseguiva lungo tutta la costa ma circa trenta anni fa delle mareggiate violente fecero crollare tratti di strada che non fu più ricostruita.

spiaggia e mare dalla "strada interrotta"

Partendo quindi dal canale si percorre il primo tratto di sentiero incontrando verso la fine un allevamento di bufale. Questo tratto di strada sterrata è particolarmente affascinante per la presenza di un canale laterale e di grandi eucalipti ,un ambiente che richiama l'ambiente originario dei laghi costieri.

Una volta arrivati sulla strada asfaltata si può percorrere un sentiero laterale arrivando così sul mare nella località detta Bufalara.

Da qui si prende la strada interrotta, il cui asfalto originario è stato ricoperto per gran parte dalla vegetazione . L'ambiente è affascinante perché a sinistra c'è la duna con la sua tipica vegetazione e poi la spiaggia e il mare, a destra invece si vedono campi, a tratti allagati,  con bufali a riposo e poco dopo il lago con le sue acque tranquille che ospitano le anatre migratrici abbondanti nel periodo invernale e  sorvolate, a momenti, da altri uccelli predatori.

Arrivati alla fine della" strada interrotta" si prende il percorso

canale verso il lago dei Monaci

 pedonale che fiancheggia il canale di Rio Martino dove grandi alberi si ergono sulle sue sponde, arrivando infine al punto di partenza.

Affacciandosi dal ponte si ammira la grandezza di questo canale che ha attraversato il tempo subendo modifiche ma conservando il suo fascino.

 

venerdì 27 novembre 2020

Fumone nelle" Terre degli Ernici"

 

Il paese di Fumone sorge su un colle isolato a 783 m. al di sopra della Valle del Sacco a pochi chilometri da Ferentino (provincia di Frosinone). Il nome di Fumone ci rimanda subito alle sue antiche origini di centro dei Volsci e  degli Ernici dedicato ad una funzione strategica di controllo di tutta la campagna circostante. Anche in epoca romana e poi medioevale la funzione di avvistamento rimase,da qui infatti si controllava la Via Latina che da sud portava a Roma. Il nome Fumone deriva infatti proprio dai segnali di fumo che da qui si facevano per avvisare che sopraggiungevano eserciti o bande dirette a Roma. Anche da qui il detto "Quando Fumone fuma,tutta la campagna trema".

Il paese di Fumone fa parte del Sistema storico culturale "Terra Ernica" che unisce le città di Anagni,Ferentino,Fumone,Alatri e Veroli, le principali città del popolo degli Ernici una popolazione preromana che abitava questa parte collinare del Lazio, ai piedi della catena montuosa pre-appenninica chiamata appunto Ernici.

Queste città sono accomunate dalla presenza di Mura Megalitiche in opera poligonale che costituivano le Cinte Murarie dei paesi.

Visito il paese di Fumone agli inizi di novembre 2020, c'è la biglietteria del Castello aperta e così subito spero che qualche monumento sia rimasto fuori  dalle chiusure dell'ultimo DPCM. L'addetta alla biglietteria ci informa che...non è così :...." Conti hanno chiuso il Castello" le parole un po' deformate dalla mascherina mi fanno capire che i Conti Longhi,proprietari del Castello, hanno chiuso...invece è il decreto del  Presidente del Consiglio Conte che ha stabilito la chiusura anche dei castelli.  Incoraggiamo la signora che gestisce  anche un interessante shop, oltre la biglietteria,
e compriamo diversi oggetti e un liquore fatto con le erbe dei Monti Ernici.

Il paese è un centro medioevale perfettamente conservato e tenuto


dove spicca la mole del Castello con i suoi Giardini Pensili -il punto più alto del Castello da cui venivano fatti i segnali di fumo- e la Chiesa di San Gaugerico al lato della cinta di mura.

Un profumo di limone proviene da un piccolissimo forno e così anche una busta di  biscotti al limone si aggiunge agli acquisti appena fatti.

Fumone è famoso anche per aver ospitato Celestino V per qualche mese prima della sua morte e un'antica leggenda accompagna l'evento storico:...si narra infatti che una piccola croce luminosa apparve nella piccola cella dopo la rimozione del corpo del Santo.

Lasciamo Fumone con la promessa di tornare a visitare il Castello.

 

venerdì 13 novembre 2020

Mura "ciclopiche" a Ferentino

La città di Ferentino,nel sud del Lazio in provincia di Frosinone,è situata nella valle del Sacco, nella pianura sottostante ai Monti Lepini. Quando si arriva a Ferentino, le famose mura "ciclopiche" accolgono i visitatori richiamando l'aura della mitica fondazione della città.  vedi post in questo blog: Mostra : "Mura Megalitiche del Lazio meridionale"


Secondo la leggenda infatti Ferentino fu fondata dal dio Saturno, una volta che fu cacciato dall'Olimpo. Di certo la fondazione di Ferentino risale al IV secolo a.C., circa 300 anni prima di Roma e la prova sono le grandiose "mura ciclopiche" caratteristiche di molti centri del Lazio meridionale sia nel territorio di Frosinone che di Latina. Insieme alle mura di Alatri quelle di Ferentino, sono tra i migliori esempi di questa tecnica costruttiva che la leggenda attribuisce ai mitici "ciclopi". Queste mura sono in opera poligonale ,massi calcarei di grandi dimensioni posti a secco a costruire grandiose mura difensive.

Il buono stato di conservazione delle mura di Ferentino si deve anche al fatto che in epoche recenti sono state utilizzate come fondamenta delle abitazioni che ancora adesso sussistono al di sopra, soprattutto nella zona dove si apre la cosiddetta "Porta Sanguinaria".

E' una domenica di ottobre di questo difficilissimo anno 2020, il colpo d'occhio delle Mura è notevole ed è particolare vedere le tracce di vita ordinaria e quotidiana : i panni stesi e i fiori sui balconi che compaiono al di sopra di queste fantastiche opere  che stupiscono per il pensiero della incredibile capacità costruttiva degli uomini che hanno abitato queste zone in epoca tanto antica.

In questa parte si apre la cosiddetta "Porta Sanguinaria" un nome sinistro che evoca battaglie e distruzione, La porta però è molto bella  per la grandezza dei suoi massi che sono sovrastati da un arco  di epoca successiva.

Da visitare nelle città altri importanti monumenti come il Mercato coperto di epoca romana,il Teatro romano,il basolato della via Latina e di epoca medioevale: la Cattedrale dei Santo Martiri Giovanni e Paolo che risale al 1100 e l'abbazia gotico-cistercense di Santa Maria Maggiore considerata prototipo della più famose abbazie di Fossanova  e Casamari.


Finisco la visita della bella città di Ferentino mangiando in un ristorante che in modo più che preciso ha rispettato tutte le norme anti-pandemiche.

 

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domenica 1 novembre 2020

Cori e Piranesi : a Cori "Sulle tracce di Piranesi"

 


La città di Cori - l'antica Cora preromana e romana- possiede e conserva degli importanti monumenti architettonici risalenti alla storia preromana di Cori e al periodo romano .

Questi monumenti interessarono il grande incisore architetto



Giovanni Battista Piranesi,nato a Venezia e vissuto a Roma, dove operò nel Settecento nell'epoca del neoclassicismo . Inizialmente impegnato come semplice artigiano nella bottega che aveva aperto, ben presto iniziò a realizzare delle incisioni ad acquaforte dei monumenti romani.

Interessato alle antichità romane ed in particolare all'architettura,indirizzò il suo lavoro a dimostrare l'importanza e l'originalità dell'architettura romana rispetto al predominio dell'arte greca che nel '700  le teorie dell'archeologo Winckelmann avevano imposto.

Interessato quindi a documentare i monumenti romani si spostò nel Lazio visitando alcune delle più importanti città romane. Nel territorio pontino le due città che visitò e di cui documentò i monumenti,furono Cori e Terracina.

Le incisioni di G.Piranesi sono così contenute  nei Musei della Città e del Territorio sia di Cori che di Terracina.

Nell'anniversario della nascita di Piranesi la città e il Museo di Cori dedicano all'artista una mostra e degli incontri culturali di grande interesse.

Le iniziative sono tenute dall'Associazione Arcadia di Cori- arcadia@museodicori.it - http://www.museodicori.it ,con il contributo della Regione Lazio e nell'ambito del progetto #civiltà pontine ed in collaborazione con il #sistematerritorialedeimuseimontilepini  e il #sistematerritorialebibliotechemontilepini.

Il giorno 1 novembre 2020 si è tenuta la seconda delle" Passeggiate itineranti di Piranesi", che ha toccato il Tempio di Ercole,per poi scendere verso le Mura poligonali,arrivando fino ai resti del Tempio di Castore e Polluce,attraversando in discesa i vicoli del centro antico di Cori.

Durante la visita i ragazzi dell'Associazione Arcadia hanno dato spiegazioni dei vari monumenti e letto passi delle analisi e descrizioni dello stesso Piranesi. Durante ciascuna delle soste davanti ai monumenti e lungo il percorso c'è stato un accompagnamento musicale con musiche che hanno spaziato dal medioevo al '700 ,melodie suonate e spiegate da un giovane musicista .

E' stato poi possibile visitare il Museo di Cori con le incisioni e le lastre originali in rame,concesse dall'Istituto Centrale per la Grafica.

 Un bellissimo modo di svolgere attività culturali all'aperto e con le misure di sicurezza previste, di cui sono stati protagonisti dei giovani. L'attività verrà replicata nelle giornate di sabato e domenica 7 e 8 novembre.