lunedì 11 agosto 2014

Lestra Cocuzza "Sentiero della Memoria"

All'interno del Parco Nazionale del Circeo -www.parcocirceo.it- la strada detta "litoranea" congiunge il territorio di Latina,a partire dal borgo di Villa Fogliano, al territorio di Sabaudia per finire sotto al Promontorio del Circeo, nel comune di San Felice Circeo.

La strada  costeggia,da un certo punto, la Foresta Demaniale del Circeo,quello che è stato conservato  della grande foresta planiziaria che copriva tutto il territorio della pianura pontina.

Da questa strada entrano, all'interno della foresta,dei sentieri che permettono di fare lunghe passeggiate e attraversare quasi tutto il bosco.
Uno di questo è  "Il sentiero della memoria"  vicino alla Migliara 53, in prossimità della città di Sabaudia.
La località è la cosiddetta Lestra Cocuzza ed il sentiero porta  ad una zona di grande bellezza ed interesse.

Si arriva in un vasto prato che fronteggia una costruzione  semplice e affascinante nello stesso tempo. Un prato verde la circonda  con posizionate all'interno aiuole fiorite,un cannucceto, delle palme.

La costruzione è l'antica scuola creata da Giovanni Cena e Angelo Celli che iniziarono un'opera di educazione per le popolazioni  dell'Agro Romano e delle Paludi Pontine,creando delle Scuole per i  Contadini delle paludi.

Vivevano infatti nelle paludi, nelle capanne chiamate "lestre", famiglie di contadini che venivano a svolgere umili lavori e lavoro stagionali, spostandosi dagli insediamenti delle vicine montagne Lepini e Ausoni.

Giovanni Cena e Angelo Celli,cui si affiancò poi anche la scrittrice Sibilla Aleramo,colpiti dall'abbandono e dalla miseria in cui vivevano i contadini dell'Agro romano e delle Paludi Pontine , decisero di porre tutto il loro impegno per riscattare queste persone dall'ignoranza e dalla miseria. Crearono così delle scuole che, come indicano i cartelloni del "sentiero della memoria", IN UN PRIMO MOMENTO FURONO DEI CARRETTI AMBULANTI, poi furono posizionate in fienili o all'aperto per poi essere oggetto di apposite  costruzioni, come quella bellissima della Lestra  Cocuzza,costruita nel 1927.
Quì è ospitato  il " Centro di Documentazione sull'Istruzione Scolastica e sull'opera sanitaria delle Paludi Pontine.C.Ortese".
Questo luogo, visitabile  secondo appositi orari, è uno dei fiori all'occhiello delle tante bellezze paesaggistiche e testimonianze storiche comprese nel territorio del Parco Nazionale del Circeo.  
uesti due intelletuali, a cui si affiancò anche la scrittrice Sibilla Aleramo,


giovedì 17 luglio 2014

Visita di S.Maria in Trastevere



E' un giorno di luglio e la piazza di S.Maria in Trastevere si presenta assolata,in fondo alla piazza la bellissima Basilica di S.Maria in Trastevere accoglie nel suo ampio atrio una quantità di visitatori.

La Basilica costruita da Papa Giulio I fu poi ricostruita nel 1140 da papa Innocenzo II.
Nell'atrio  c'è una grande raccolta di epigrafi e si inizia il percorso con questa importante testimonianza storica.  Si entra all'interno e sotto i piedi calpesto il bellissimo pavimento "cosmatesco"con le piccole tessere del mosaico che  creano un fantastico gioco di cerchi e volute multicolori.

Lo sguardo poi è attirato dal fondo della chiesa  dove nel catino dell'abside emanano una forte luce i mosaici dorati del XII sec. Al centro c'è Cristo in trono con la Madonna con a fianco santi e martiri. Più in basso ci sono i mosaici di Pietro Cavallini con Storie della Vergine.

Alzando lo sguardo si vede il soffitto in legno dorato creato nel 1617  dal Domenichino che ha poi dipinto l'immagine dell'Assunta al centro.

Ventuno colonne ,maestosi monoliti di granito, sostengono le tre navate della Chiesa.
Nelle altre cappelle laterali e del transetto altri tesori d'arte arricchiscono la Basilica.

L'ingresso e la vista della basilica provocano una grande emozione condivisa con tanti turisti stranieri e diversi romani che pregano nel silenzio.


Nella piccola stanzetta adibita a piccolo shop  acquisto un bel ventaglio in legno traforato che è stato lasciato la domenica precedente dagli invitati alle nozze del nipote dei reali del Belgio venuti quì a celebrare il loro matrimonio.  
L'arte, la percezione del bello e la spiritualità che quì si vivono  infondono nuova energia e pienezza e questo si percepisce nei volti dei visitatori...e non vi sono costi!!! 

lunedì 7 luglio 2014

Pian della Croce. Monti Lepini



All'interno dei Monti Lepini occidentali il pianoro di Pian della Croce  si presenta come un grande altopiano a 1100 m.di altitudine incastonato tra le montagne dei Lepini occidentali.
Vi si arriva con un sentiero  da San Luca Maenza, e con una strada asfaltata  dal paese di Supino.- www.comunesupino.it
La strada, che si inoltra all'interno delle montagne risalendo fino a quota 1100 m. per circa 9 km, passa davanti alle fonti del "Pisciarello"  e " Canali",entrambe molto frequentate dagli abitanti della zona.

Il panorama, che si ammira durante la salita, è tra i più affascinanti tra quelli delle montagne del Lazio: pendici boscose e salti rocciosi si alternano in un ambiente che, a parte la strada, non vede traccia alcuna dell'uomo e le pendici dei monti mantengono intatta tutta la loro naturale bellezza.

Quando la strada arriva alla fine si entra nel pianoro di Pian della Croce.Il panorama è bellissimo le pendici boscose dei Monti Salerio e Gemma lo circondano a sinistra e quelle del Monte Malaina a destra.

 La strada finisce davanti alla Fonte di Santa Serena dove si abbeverano degli animali. Davanti alla fonte in direzione ovest il pianoro continua per finire con le cime dei Monti e colline che sono alle spalle di Maenza.Lo scenario si chiude con il lungo profilo del gruppo del Semprevisa.
Diverse persone raggiungono  Pian della Croce d'  estate per passare un giornata nel fresco grazie all'altitudine ed alla presenza delle estese faggete.


Salendo poi verso il Monte Malaina ancor più si può ammirare la bellezza di Pian de la Croce,tutto il tratto finale del sentiero infatti percorre il fianco del Malaina che si affaccia sul pianoro, risalendo fino alla cima tra le  fioriture di una grande varietà di  fiori.

giovedì 26 giugno 2014

Da Genzano a Nemi. Giro del Lago di Nemi

Nel Parco dei Castelli Romani www.parcocastelliromani.it una quantità di sentieri attraversano il territorio intrecciando suggestioni paesaggistiche,naturalistiche e storiche. Un insieme di   caratteristiche che rendono estremamente affascinanti  i percorsi.

Uno di questi sentieri compie il giro del Lago di Nemi partendo dal paese di Genzano e ritornandovi dopo aver compiuto il giro del Lago ed essere arrivati al piccolo paese di Nemi, ricco di colori e tradizioni,dove tanti luoghi permettono di godere la bellissima vista del Lago dall'alto.

Il sentiero parte dalla periferia alta di Genzano dopo aver percorso la Via della Lega Latina. Un sentiero prima asfaltato e poi sterrato si biforca permettendo di cominciare il giro. 

Prendendo il bivio a destra si percorre un tratto che offre fantastici scorci del Lago.
Si arriva quindi al bosco dove alcuni cartelli indicano la deviazione della Via Francigena. Questo tratto di sentiero viene chiamato Sentiero Fonte Tempesta per la presenza di un fonte di acqua che scaturisce dai blocchi di roccia  costituita da lava solidificata. A questo punto ci si avvicina al paese di Nemi che ben presto compare oltrepassato l'antico arco romano chiamato Portella.

Si entra al paese ,siamo nel mese di Giugno e ovunque invitanti vaschette di rosse fragoline di bosco si mostrano al di fuori di piccoli negozi di prodotti tipici.

 Il paese di Nemi è famoso oltre che per il bel lago, a cui da il nome, anche per la Sagra delle Fragole che ogni anno celebra questo caratteristico e tipico prodotto della circostante rigogliosa natura.

Il sentiero prosegue scendendo verso il lago poco prima dell'Arco e da qui si può effettuare una deviazione per vedere i resti del Tempio di Diana . Una deviazione più lunga può invece portare al Museo delle Navi che conserva resti di navi romane(, quello che in realtà rimane dopo la distruzione cui furono oggetto da parte delle truppe tedesche in ritirata.)

Per riprendere il giro del Lago invece si deve passare sulla piccola strada asfaltata che dopo circa 1 km  ridiventa sentiero nel bosco, per poi arrivare nuovamente a Genzano   

lunedì 16 giugno 2014

Rocca Albornoziana e Museo del Ducato di Spoleto




Rocca Albornoziana
La Rocca Albornoziana domina la città di Spoleto dall'alto del Colle S.Elia, costituendo insieme all'imponente Ponte delle Torri, un complesso urbanistico architettonico eccezionale.

La Rocca fu fatta erigere,nel 1359, dal cardinale Egidio di Albornoz, incaricato dal Pontefice di risistemare i domini e ristabilire l'autorità temporale del Papa  nello  Stato Pontificio dopo la lunga assenza del papato da Roma, in seguito al periodo della "cattivita" avignonese.

 Avvenne quando,  sotto pressione del re di Francia Filippo il Bello, la sede del papato fu spostata nella città francese di Avignone, dove rimase per circa un secolo.

La Rocca fu ideata come perno del sistema difensivo che doveva assicurare il potere temporale del Pontefice,una volta rientrato a Roma.
La Rocca di Albornoz  ha la forma di un rettangolo con sei torri cilindriche e due cortili interni.
All'interno della Rocca hanno sede la Scuola Europea del Restauro del Libro e il Laboratorio di Diagnostica dei Beni Culturali.

Cortile interno della  Rocca Albornoziana
Si sale percorrendo la via che dalla Piazza del Duomo esce dal paese, la bellezza del paesaggio è uguagliata dalla preziosità e importanza dei reperti presenti nel  Museo del Ducato ospitato nella Rocca Albornoziana.
Il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto testimonia con gli oggetti e gli apparati didattici esposti, la storia del territorio spoletino e poi del Ducato di Spoleto creato nel 570 a seguito della conquista longobarda.

Affreschi della Camera Pinta
Sono esposti corredi sepolture,frammenti architettonici, statue, iscrizioni, manufatti dipinti.


Bellissimo il ciclo di storie cavalleresche  che ornano la cosiddetta "Camera pinta" all'interno della torre maestra, considerato uno dei cicli pittorici più importanti dell'Italia Centrale.

giovedì 5 giugno 2014

Riserva Naturale Regionale Lago di Penne



Il Lago di Penne,  in provincia di Pescara, costituisce un'importante Riserva Naturale della Regione Abruzzo. La Riserva gestita dal Comune di Penne è  stata affidata in concessione operativa e tecnica alla Cooperativa COGECSTRE - riservapenne@cogecstre.com- , con la supervisione scientifica del WWF che ha quì costituito una delle sue prime OASI.

 Nel Lago confluiscono il fiume Tavo e il torrente Gallero provenienti dal vicino Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Per  la presenza di  tre Parchi Nazionali e le numerose Riserve Naturali, l'Abruzzo viene definito il "cuore verde" dell'Europa  e arrivando in questa Riserva/Oasi e ascoltando le spiegazioni degli operatori della cooperativa , si capisce perché. Quì si è capito come la natura e l'ambiente siano un Valore fondamentale da rispettare e preservare, non solo per la loro importanza per la vita di una comunità e di un popolo, ma anche per renderli una mezzo di sviluppo per il territorio.



 Si inizia il percorso che percorre un lato del Lago su delle passerelle in legno.
La prima cosa che si incontra sono i capanni per l'avvistamento dell'avifauna, proprio sotto uno di questi delle anatre stazionano intorno a un piccolo stagno . La "moretta tabaccata"," l'alzavola"," i germani" si fanno osservare tranquille, mentre sul Lago  si possono osservare con il binocolo i tuffi dello "svasso maggiore".

Da un altro capanno invece si può osservare la nitticora,l'ardeide simbolo dell'Oasi che quì è presente insieme all'airone bianco maggiore e cinerino
Proseguendo la passerella passa in mezzo a varia e "lussureggiante" vegetazione :è l'Orto Botanico che contiene più di 400 specie vegetali, individuate con delle targhette apposte su pali in legno.

Si arriva quindi al "giardino delle farfalle" dove vari e particolari fiori sono collocati nelle aiuole per permettere lo stazionamento delle farfalle in determinati periodi dell'anno.
Bellissimi fiori e piante, comuni o più rare, sono un vero "paradiso" per gli amanti della fotografia naturalistica e tutti i visitatori presenti si divertono a guardare e fotografare.

Si esce dall'Oasi con un senso di bellezza e rasserenamento che si conserva ancora a lungo e  che è tipico del contatto con la natura.