domenica 14 dicembre 2008

Cronaca "Neve in montagna"

Della pianura pontina il Semprevisa e le montagne vicine sono lo sfondo consueto e familiare e noi ,gente di pianura, le guardiamo ogni giorno e sono spesso “imbronciate”, coperte da nuvole anche quando tutto intorno è sereno e quando il freddo si fa più intenso, si coprono di neve e da lontano assomigliano a un mont blanc di castagne e panna.
Ma quando si sale lassù ogni volta è un’esperienza nuova che colpisce chi ama la natura e i paesaggi incontaminati.
Sabato 13 dicembre, saliamo io e un’amica , è la prima giornata serena dopo una settimana di piogge incessanti e rovinose.
Tracce di ghiaccio in salita e piano piano la neve, lembi di nuvole cominciano ad apparire in cielo.
Saliamo sempre, la neve si fa più alta, affondiamo –abbiamo anche dimenticato le ghette!- , ed il
passo si fa più lento,più faticoso, intanto le nuvole si infittiscono , ancora un poco e siamo immerse nel bianco :sotto e sopra di noi e solo si intravedono i fusti neri e spogli degli alberi. E’ uno spettacolo da levare il fiato! Non ci sono rumori , tutto è come sospeso , irreale , ancora un poco e la nebbia si fa fitta , siamo avvolte dalle nuvole! Un po’ di timore ci prende perché è difficile orizzontarci, ma tutto è così bello! In fondo “ tocchiamo il cielo con un dito” !
Stiamo per tornare indietro, ma il desiderio è più forte , torniamo sui nostri passi e ci inoltriamo nella nebbia seguendo i rassicuranti segni rossi del Cai che ci indicano il percorso per la vetta.
D’improvviso ecco le sagome di due cavalli neri che ,incredibilmente, sono lì che brucano , non
si sa bene cosa , tanto poca è la vegetazione che emerge dalla neve. Si voltano e ci guardano incuriositi e forse più sorpresi di noi!
Nel ritorno ci aiutano le nostre stesse orme sulla neve , siamo orgogliose e contente e non vorremmo lasciare quell’incanto.
Cammino piano perché vorrei restare più a lungo in quell’atmosfera fatata che mi riempie l’animo di gioia, ma la discesa continua e così a poco a poco , le foglie tornano ad emergere dalla neve, gli alberi riprendono il loro profilo scuro e possente e ovunque compare il verde del muschio.
Siamo arrivate, siamo a Pian della Faggeta e la mia amica mi dice :ritorniamo domani?!

Recensione Mostra su "Giulio Cesare"



Presso il Chiostro del Bramante a Roma è allestita una mostra su “Giulio Cesare-l’uomo –le imprese-il mito”. E’ una bella esposizione , a metà tra la storia e l’arte , che ripercorre le imprese
di Cesare documentandole con reperti archeologici – rilievi, statue,spade,gioielli,monete – relativi alle varie epoche della sua attività militare e politica e , nel piano superiore, illustra il mito immortale di Giulio Cesare attraverso quadri, ceramiche , incisioni realizzate dall’epoca rinascimentale fino a quella napoleonica con quadri, tra gli altri, di Rubens , Mantegna e Michelangelo.
Tra i pezzi più affascinanti c’è quello scelto come il logo della mostra : il Ritratto di Cesare detto Chiaromonte, databile tra il 30 e il 20 a.C. , rappresenta un uomo maturo dal naso pronunciato e le sopracciglia aggrottate. Dal volto traspare forza e decisione , ma anche calma e serenità, le labbra chiuse , segno della “gravitas” latina , accennano anche un sorriso appagato e sereno.
Nel piano superiore c’è un’altra testa ritratto più conosciuta , quella di Augusto. Il bel volto giovane , pur con i tratti idealizzati da eroe greco, richiama quello di Cesare , suo padre adottivo, nello stesso atteggiamento di fermezza e serenità, ed è quasi un’icona della” pax augustea” da lui stesso realizzata.
Nel piano inferiore colpisce la statua in calcare del Guerriero di Vacheras della seconda metà del I sec.a.c.,proveniente da Avignone. E’ rivestito da una cotta in maglia, lo scudo ovale e al collo un torque, gioiello tradizionale celtico, segno di appartenenza etnica. Questa statua ci immette di colpo nel clima feroce e fiero delle battaglie condotte da Cesare contro i Galli, che la mostra ben illustra anche nei pannelli didattici esplicativi, e che si conclusero con la conquista della Gallia e la sottomissione di Vercingetorige,capo dei Galli, a Cesare. L’episodio è rappresentato dal quadro del pittore Motte, al piano superiore, che raffigura il generale, con lo sguardo alto e fiero, che si offre prigioniero per salvare il suo esercito dopo l’assedio vittorioso dei Romani alla città di Alesia.
Chiudo questa recensione scegliendo , tra le tante opere che meritano di essere viste, un disegno di Michelangelo presente nella sala dedicata a Cleopatra, Il Volto di Cleopatra è un disegno a matita del 1535 , un serpente gira intorno al collo e tra i capelli c’è un’acconciatura che richiama i serpenti, richiamo evidente alla sua morte.Il volto è bellissimo dai tratti delicati ,lontano dall’immagine affascinante e volitiva con cui è stata rappresentata nei secoli la regina egiziana.


Recensione di Maria Di Tano
Pubblicata sul quotidiano "Il Nuovo Territorio" il 22.12.08

martedì 25 novembre 2008

Cronaca "Incontri in montagna"




Domenica 23 Novembre. Dopo un breve viaggio arriviamo in una delle tante belle zone dei Monti Simbruini. Fa freddo oggi, scendiamo dalla macchina e veloci mettiamo scarponi e cappelli.
Iniziamo il percorso ,da subito in ripida salita, il cielo è grigio plumbeo, il freddo tagliente , le foglie ghiacciate scricchiolano sotto i nostri piedi come croccanti sfogliate che si frantumano in bocca , il loro suono accompagna i nostri passi.
Il ghiaccio, mischiandosi alla terra e al fango, forma cristalli dalle forme strane e impensabili.
Percorriamo una cresta, circondati dai faggi e affondando nel tappeto di foglie, quando ad un tratto un rumore forte , scrosciante e improvviso ci colpisce risuonando
con forza nel silenzio ovattato. Ci fermiamo, indagando intorno, e sotto di noi intravediamo dei cinghiali che corrono veloci tra gli alberi.
E’ sempre bello incontrare degli animali in montagna, perche’ non è una cosa abituale in quanto fuggono la presenza dell’uomo, e così contenti riprendiamo a camminare, il freddo attanaglia le gambe , ma assaporiamo lo stesso la bellezza del paesaggio, quando ad un tratto davanti a noi , poco distante appare all’improvviso un grande branco di cinghiali, una trentina, grandi e piccoli , corrono veloci anche loro, ma poi sentono le nostre voci sorprese e ,quasi obbedendo ad un segnale nascosto, tutti si fermano immobili , quasi pietrificati. Sono un vero spettacolo incredibile , i più piccoli ci inteneriscono nella loro obbediente immobilità e il tutto sembra quasi irreale , come stessimo vedendo una foto.
Non facciamo in tempo a riprenderci che di nuovo un forte e strano rumore ci fa fermare , è un suono ritmato come qualcuno che batte sul legno, alziamo lo sguardo e davanti a noi ecco la sagoma di un uccello, un picchio muratore , con la sua caratteristica pancia rossa, che percorre rapido tutto il tronco dell’albero che stava battendo, si fa guardare per un paio di minuti e poi vola via quasi sdegnato.
Incantati e contenti riprendiamo il cammino e a mano a mano il ghiaccio cede il posto alla neve che , arrivati sulla cima, imbianca tutto.
A quel punto le nuvole si diradano ed un sole caldo illumina ogni cosa, intorno a noi catene di montagne si susseguono , cime svettano più in alto ed i boschi sono pennellate di grigio e marrone.
Poco dopo iniziamo la discesa che ci riserva altre belle e golose sorprese…

domenica 9 novembre 2008

Recensione Mostra "Etruschi.Antiche necropoli del Lazio"



Mostra “Etruschi.Antiche metropoli del Lazio.”

Si è aperta in questi giorni al Palazzo delle Esposizioni a Roma una bella mostra su “Etruschi.Le Antiche metropoli del Lazio.” La mostra ,organizzata dalla Regione Lazio ,con la partecipazione del Ministero dei Beni Culturali, presenta alcuni capolavori dell’arte etrusca suddivisi per città di provenienza : Veio,Cerveteri,Vulci e Tarquinia.
I capolavori provenienti dalle necropoli e dai santuari delle più importanti città dell’antica Etruria,
sono presentati insieme ad altri manufatti , caratteristici dell’arte, della cultura e della società etrusca. E così si trovano insieme alla grande varietà di ceramiche, oggetti in bronzo, spade elmi e scudi , ex voto in terracotta, statue , antefisse e protomi.
Diverse e tutte interessanti le ceramiche : le tipiche nere in bucchero, produzione caratteristica degli Etruschi realizzata con una particolare tecnica di cottura, e poi bellissimi vasi attici a figure nere e rosse con le rispettive “imitazioni” etrusche , che presentano un minor rigore e precisione del
tratto e delle figurazioni e una qualità decisamente inferiore della vernice nera.
Tra le tante bellissime, cito l’hydria attica a figure rosse con Adone e Afrodite del Pittore di Meidias e la diversa, più vivace e “chiassosa”, ma altrettanto bella pelike apula con “Giudizio di Zeus sul destino di Adone”.
Ma ciò che si impone come forme originali e particolari della civiltà etrusca sono le diverse antefisse con Gorgoneion, le teste di sfinge , con la caratteristica piegatura all’insù della bocca e degli occhi – realizzate in nefro,materiale tipico dell’Etruria – e poi il prezioso bronzetto da San Pietroburgo, raffigurante un leone con la bellissima criniera incisa e cesellata.
Spettacolari poi sono le ricostruzioni : una è della tomba Francois di Vulci con diapositive a grandezza naturale degli affreschi che rivestivano le pareti, l’altra è del tempio di Apollo di Veio
con i rivestimenti di lastre decorate del timpano, le antefisse che decoravano la parte finale dei coppi, e le statue acroteriali di Apollo,Eracle e Latona, di quest’ultime statue rimangono impressi nella mente , per la loro forza espressiva,il bellissimo volto di Apollo e le lunghe scattanti gambe di Eracle teso nello sforzo “della contesa con Apollo per il possesso della cerva” .
La mostra rimarrà aperta fino al 6 gennaio ed è certamente un’esposizione da vedere.

Recensione di Maria Di Tano


Pubblicata sul quotidiano "Il Nuovo Territorio" di Latina il 5.11.08

mercoledì 29 ottobre 2008

Cronaca di una giornata d'autunno in montagna







C’è qualcosa di magico in montagna d’autunno. Qualcosa di incomparabilmente
bello in cui ogni altra emozione annega e si scioglie.
Tra una cresta e l’altra vedi salire veloci lembi di nuvole che a volte ti avvolgono
in una soffice nebbia e a volte veloci ti aprono nuovi paesaggi, così che tra un lembo e l’altro intravedi cime lontane ed immote.
Il vento poi d’un tratto , mentre cammini , ti circonda di frotte di foglie che , come
incantati folletti, ti danzano intorno.
Fusti grigi possenti emergono dal manto rosso di foglie ed in alto protendono le
loro chiome sfoltite.
E se a volte ti coglie improvvisa la pioggia , è un incanto nuovo : tutto è avvolto nell’acqua che scende e le orecchie si riempiono del picchiettare delle gocce sulle foglie, un rumore al quale rispondono, a volte, squittii di animali e così .. ogni altro pensiero si annulla.
Bagnata e infreddolita veloce cammini , mentre scivoli a tratti sulle foglie e sul fango, e quando d’un tratto la pioggia si ferma , rivedi paesaggi invisibili a molti, sconosciuti ai piu’.
Come ogni cosa bella la montagna è fatica, conquistarla costa impegno. Ma poi l’uomo che sa vedere le meraviglie del mondo, l’uomo i cui occhi sono liberi e aperti,
sa vedere le stelle nei ciuffi dell’erba e i più bei quadri nell’impasto dei colori delle foglie dei faggi.
L’uomo che cammina “ a se stesso ed agli altri amico” , lì riconosce la forza incomparabile della natura, lì capisce il senso profondo di ogni cosa ed apprezza la vita nelle foglie e negli alberi, nell’erba e nelle rocce ,nelle nuvole e nel sole.

mercoledì 22 ottobre 2008

Recensione Mostra " Jean Paul Basquiat"


Nello spazio espositivo di Palazzo Ruspoli si è aperta in questi giorni – a cura della Fondazione Memmo- e lo sarà fino all’1 febbraio 2009, una mostra di opere di Jean Paul Basquiat , l’artista americano nato nel 1960 e morto precocemente nel 1988, che iniziò come graffitista per poi diventare un famoso espositore nelle più importanti gallerie americane ed il più giovane artista selezionato nel 1982 per Documenta di Kassel.
La mostra ,che si intitola “Fantasmi da scacciare”, presenta una raccolta di dipinti che hanno in comune la presenza di una figura umana dalle fattezze schematiche ,“infantili” e dal volto spettrale che occupa la parte centrale dello spazio , riempito poi da frammenti di scritte , da parole e da pennellate di colori ,quasi “casuali”.
Molti sono autoritratti e molti sono untitled – senza titolo - , ma in tutti è l’uomo Basquiat che si rappresenta , il ragazzo nero di Brooklin che dipinge immagini scheletriche , fantasmi e scritte ,
immagini tribali ed evocative e come afferma Olivier Bergrruen – curatore della mostra – “vede la personalità umana come qualcosa di fratturato e frammentato. Frammentazione che fa anche riferimento all’alienazione provata da un nero nella società razzista che più tardi lo avrebbe accolto con la stessa rapidità con cui lo avrebbe respinto qualche anno dopo..”
Nel dipinto Autoritratto del 1986, un acrilico su tela di due metri per due, c’è un uomo al centro, nero, nel volto tratti di rosso , le braccia aperte e nelle mani : un mezzo arco in una e una sorta di freccia nell’altra, i capelli sono tentacoli , alla fine di uno una brocca rossa girata da cui colano rivoli rossi e poi macchie di colore nere, rosse ,arancione e colature di acrilico. Forte l’impatto per la vivacità del colore e la centralità e imponenza dell’immagine : un combattente tribale nella selva metropolitana.

Nel “General Electric White” del 1984 , piccole teste di profilo con le bocche sorridenti e gli occhi sovrapposti spiccano sul fondo bianco, ma in fondo a destra il volto ridiventa un ghigno di dolore : gli occhi strabici vanno verso il basso e la bocca è serrata . A destra del quadro e grande,c’è la solita testa ricorrente in molti dei quadri del 1982 : angosciosa, spettrale , i denti come le grate di una prigione, il naso squadrato con due narici tonde come due pulsanti, gli occhi asimmetrici senza pupille e senza luce.
La mostra si chiude con un altro Autoritratto del 1983, un’immagine emblematica, simbolo riassuntivo delle tematiche e delle opere presenti nella mostra, c’è un volto grande ,solo nel quadro, è tutto nero e gli occhi sono due fessure bianche : un fantasma , un’ombra o un uomo che afferma la sua identità?!
L’arte di Basquiat rappresenta quasi una scommessa sulla nostra capacità di andare oltre l’apparenza dei suoi quadri che a causa di quelle immagini deformate e grottesche risultano quasi “respingenti” , andare oltre in un processo che è essenzialmente intellettivo , di comprensione.
E’ un’arte con cui si può entrare in sintonia o meno, ma che comunque ha una grande forza intrinseca e di comunicazione : è l’esternazione di un’anima con il suo “buio”, ma anche con la sua volontà di affermazione.




Latina 22.10.08

Recensione di Maria Di Tano
Pubblicata sul quotidiano "Il Nuovo Territorio"
di Latina il 27.10.08