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giovedì 8 agosto 2019

Pieve di S.Maria Assunta di Cavalese


La Pieve di S.Maria Assunta a Cavalese è ricca di tesori artistici e la sua storia attraversa i secoli per arrivare fino a noi come testimonianza della storia e delle tradizioni della  comunità che vive in questa parte della Val di Fiemme.

La chiesa fu costruita nel XII sec. e consacrata da principe vescovo Alemanno nel 1134. Per ragioni di sicurezza la Pieve rimane chiusa e viene aperta per le funzioni religiose e le visite guidate
Un elegante ed ampio portico che presenta lastre tombali ed affreschi precede l'entrata. Un'ampia "vela" triangolare al di  sopra rappresenta l'Assunzione di Maria.
All'interno ci sono diversi elementi caratteristici . La volta a crociera a sesto acuto, che incrocia archi a tutto tondo,è di particolare eleganza per la sporgenza dei costoloni.

La navata centrale è divisa dalle due laterali da possenti pilastri. In fondo alla navata di  sinistra campeggia il bellissimo affresco della Madonna del Rosario ed è un elemento caratterizzante tutta la Chiesa. Questo grande  affresco è stato scoperto solo nel 2010, perché per lunghi secoli era stato coperto dal quadro della battaglia di Lepanto che ora è collocato nella navata destra.
L'affresco presenta un cromatismo vivace  con colori splendidi e di grande impatto . Attorno alla raffigurazione della Madonna con il Bambino,che offre il rosario ad una folla composita,tra cui i due committenti, ci sono  piccoli dipinti circolari rappresentanti i grani del rosario.Questo dipinto dà l'idea di un tripudio di fiori ed esalta i volti sorridenti della Madonna e del Bambino.
L'affresco fu commissionato dalla Confraternita del SS.Rosario nel 1587 .
Altri dipinti di pregio completano la decorazione della Chiesa ad opera di esponenti della Scuola Pittorica di Fiemme,che annovera importanti artisti,tra cui M.Unterperger che fu chiamato alla corte imperiale Asburgica.
Altro elemento pittorico particolare, tipico della tradizione tirolese,sono i tralci arborei e floreali che circondano gli affreschi della volta e  delle lunette,raffiguranti Profeti,Sibille e Dottori della Chiesa.
Il Sabato successivo partecipo  alla celebrazione della Messa. La Chiesa è gremita in tutti gli ordini di posti....e la Madonnina del Rosario sorride.   

martedì 20 marzo 2018

Museo Civico e Diocesano di Amaseno


Il paese di Amaseno, al di sopra di un'altura, domina tutta la valle del fiume Amaseno,circondato dai Monti Ausoni il cui dolce profilo si staglia all'orizzonte connotando il paesaggio. Il paese di Amaseno,fino al 1700 chiamato San Lorenzo,conserva dei tesori
d'arte medievale al suo interno come la cattedrale di S.Maria Assunta e le opere presenti nel Museo Civico e Diocesano.
www.valledellamaseno.it

Il Museo Civico e Diocesano è collocato nel Castello Rocca Castri posto nel punto più alto del paese. Il Castello medievale è di forma rettangolare con una torre sul fronte occidentale. Ha subito diversi rimaneggiamenti anche se la sua mole e il suo aspetto ne indicano la funzione originaria.
Tra le opere qui conservate alcune spiccano per valore e bellezza. Nella cosiddetta sala rossa sono presenti due pale di altare. La prima è la Madonna del Perpetuo Soccorso,datata tra la fine del XIII e l'inizio del XIV sec.La Madonna indossa un vestito rosso con un mantello azzurro scuro e il suo volto ha l'espressione fissa e astratta tipica dell'arte bizantina, al lato ci sono due sante e la Natività e l'Annunciazione in alto. Al centro c'è la statua in legno del Cristo deposto del XIII sec.
C'è poi il Trittico,che ha perso una parte dopo un trafugamento avvenuto nel 1977 . E' un'interessante opera di artisti laziali,raffigurante la Madonna in trono e San Nicola,mentre è andata persa la parte raffigurante Sant'Ambrogio.

All'ultimo piano c'è la grande tavola della Madonna del Rosario che rappresenta la Madonna in trono che consegna il rosario a San Domenico e santa Caterina. Tutto intorno piccoli riquadri con i 15 misteri del Rosario. E' un'opera di grande bellezza e raffinata fattura, dipinta  nel 1581 dopo la battaglia di Lepanto,da Gabriele Ferbursi.